Real Time Italian Speech Encoding

Join us here for some fun chit chat, or share your opinions on rumours and gossip in the news. Beginners and advanced Italian speakers are all welcome!
Ron Weasley

Re: Real Time Italian Speech Encoding

Postby Ron Weasley » Thu Jul 25, 2013 10:10 pm

Per prima cosa Domo Arigato per la descrizione del tour, cerchero' di visitare quanti piu' luoghi possibili hai citato, spero trovi il tempo : 3

Per l'arco e' ovvio che quelli che lo usano per vivere hanno altre tecniche, che magari si discostano da quella "originale", per esempio vedo che in molti film gli indigeni quando sono in trazione tengono la corda molto distanziata dalla faccia, non appoggiata alla guancia, come invece insegnano a noi. E' ovvio che la mira cambia a distanze diverse, ma questo solo a distanze non superiori ai 40 metri. A distanze minori cambia la distanza dal punto d'incocco, cioe' quanto sotto il punto d'incocco posizioni la mano che tira l'arco. Piu' e' sopra piu' le frecce vanno alte, tenendo la freccia posizionata nel giallo. Comunque, a parte gli scherzi, non e' vero che e' facile puntare la freccia nel giallo prima della trazione e tendere tenendo sempre la punta verso il giallo, perche' tu quando tendi ovviamente le braccia ti si muovono, ed e' molto difficile non farle oscillare anche in alto o in basso, a destra o a sinistra durante questo movimento, facendoti perdere la mira : /
Le gare le faro' piu' in la'. Io che sono cosi emotivo non mi sento ancora pronto, e poi lo devo sospendere qualche annetto a partire da ora per dedicarmi interamente al nuoto, per i muscoli, quindi passeranno anni prima che possa farne una.

Eh si, i greci diciamo sono dei precursori del nostro linguaggio, lo so che non e' proprio cosi, pero' e' anche vero che anche noi appunto usiamo il maschile per rafforzare. Magari lo potevano chiamare Sparatore di Dardi Fiammeggianti, che pure diciamo fa macho u.u
No, non l'ho letto quel libro perche' onestamente non ho il tempo per leggere in inverno, e in estate vorrei leggere cose meno pesanti perche' mi vorrei rilassare, pero' comunque io ho un libro sull'intera storia della filosofia, quindi una infarinatura generale ce l'ho, anche perche' gia' da quando ero bambino lo leggevo, e si sa la memoria dei bambini e' in linea di massima piu' duratura di quella dei ragazzi : P

User avatar
Quintus
Posts: 421
Joined: Thu Jun 30, 2011 8:22 am
Location: Florence, Italy

Re: Real Time Italian Speech Encoding

Postby Quintus » Sun Jul 28, 2013 1:27 am

Ron Weasley wrote:Per prima cosa Domo Arigato per la descrizione del tour, cerchero' di visitare quanti piu' luoghi possibili hai citato, spero trovi il tempo : 3

Doo itashimashite. Quando mi sono trovato in altre città con poco tempo a disposizione la prima cosa che ho cercato di fare è stato camminare per le strade evitando di pormi mete prefissate e provando a fregarmene di posizione e orientamento, e la seconda cosa è stato trovare un posto alto da cui vedere la città nel suo insieme. Non è che mi piace fare così perché ho profonde conoscenze di architettura, infatti non ne ho di speciali. La verità è che, secondo me, è la luce che dà forma alle città così come la mente dà forma alle parole. Non tanto la luce che illumina le cose e in assenza della quale ci sarebbe l'oscurità, quanto quella specie di sostanza sottile, di cui per esempio parla il matematico Roger Penrose, che permea il cosmo. E' la luce che suggerisce agli uomini come progettare le città parlando loro per mezzo delle parole con cui essi parlano. Quindi è molto più interessante per me sentire quel linguaggio, che è difficilissimo da comprendere, proprio come si usa ascoltare con emozione una lingua sconosciuta, piuttosto che conficcarmi negli sgabuzzini di cento musei. Certo, anche quelli possono servire a perfezionare la punteggiatura, ma non nei primi momenti. Tuttavia le aspirazioni e i gusti delle persone sono i più vari e quello che va bene per me può non aver nessun significato per altri.

Per l'arco e' ovvio che quelli che lo usano per vivere hanno altre tecniche, che magari si discostano da quella "originale", per esempio vedo che in molti film gli indigeni quando sono in trazione tengono la corda molto distanziata dalla faccia, non appoggiata alla guancia, come invece insegnano a noi.

Ottima osservazione. Probabilmente mirano con tutti e due gli occhi aperti e cercano di avere una visione tridimensionale di tutta la scena pur focalizzando l'attenzione sul bersaglio.

E' ovvio che la mira cambia a distanze diverse, ma questo solo a distanze non superiori ai 40 metri. A distanze minori cambia la distanza dal punto d'incocco, cioe' quanto sotto il punto d'incocco posizioni la mano che tira l'arco. Piu' e' sopra piu' le frecce vanno alte, tenendo la freccia posizionata nel giallo. Comunque, a parte gli scherzi, non e' vero che e' facile puntare la freccia nel giallo prima della trazione e tendere tenendo sempre la punta verso il giallo, perche' tu quando tendi ovviamente le braccia ti si muovono, ed e' molto difficile non farle oscillare anche in alto o in basso, a destra o a sinistra durante questo movimento, facendoti perdere la mira : /

Probabilmente queste tecniche, a lungo sperimentate e selezionate dall'esperienza, sono quelle che ti fanno raggiungere i risultati migliori in campo agonistico, almeno così affermano, ma può darsi che non siano le più divertenti e non è detto che non ve ne possano essere altre, più personali, di altrettanto valide. Oppure, anche se non ugualmente valide, un po' più divertenti.

Eh si, i greci diciamo sono dei precursori del nostro linguaggio, lo so che non e' proprio cosi, pero' e' anche vero che anche noi appunto usiamo il maschile per rafforzare.

La nostra antica lingua deriva dal latino, che ha avuto origine dagli idiomi delle regioni dell'Italia centrale emersi dalla preistoria (la quale finisce ufficialmente 10,000 anni prima di Cristo). Ma a partire dal'ottavo secolo A.C. il latino, ormai formatosi, entrò in contatto con il greco sia attraverso le colonie (ce n'erano molte anche nel Salento, dove stai per andare) sia attraverso la madre patria, e dal greco è stato grandemento influenzato. Gli antichi romani erano consapevoli di parlare una lingua che, seppur molto espressiva, era ben lontana dall'estrema raffinatezza di quella greca e se ne lasciavano conquistare volentieri, tanto che molti di essi studiavano il greco e lo parlavano proprio come noi facciamo con la nostra seconda lingua. E per loro non era per neppure tanto difficile come sembra a noi oggi. Ma non era finita lì: l'arte oratoria, inventata dai greci, che nel suo aspetto peggiore si potrebbe definire come l'arte di aver ragione anche quando si ha torto, ebbe a Roma un successo strepitoso, tanto che fiorirono scuole con maestri greci che ne insegnavano la tecnica vuoi in greco vuoi in latino. E naturalmente la retorica entrò poi nell'uso della pratica forense. Per non parlare poi, della letteratura e della filosofia dei greci. Dunque anche il greco fa parte della storia e dell'evoluzione della nostra lingua: basti pensare alle innumerevoli tracce rimaste prima nel latino e poi nell'italiano.

Non so se, in dialetto napoletano, quando dite o sole quell'articolo "o" è una forma di "lo" che ha perso la "l" iniziale oppure è una forma autonoma. Secondo me dovrebbe essere autonoma: essa pare sussistere indipendentemente dalla lettera che la segue all'inizio della parola successiva, e quindi non sembra una derivazione di "il" o "lo". Se ho ragione, il vostro "o" è proprio l'il/lo dei greci, tale e quale: o èlios è o sole. E' stato comunque dimostrato che vasta è l'influenza della lingua greca nel dialetto napoletano.

Magari lo potevano chiamare Sparatore di Dardi Fiammeggianti, che pure diciamo fa macho u.u

Se lo avessero chiamato così sarebbe stato certo molto evocativo e non avremmo dovuto far tanta fatica! In realtà per simulare al cento per cento il modo greco avremmo bisogno di un nome che al femminile significhi "forza", al maschile significhi "vita" e, sempre al maschile, quando ne venga spostato l'accento sull'ultima sillaba si formi un soprannome accettabile di "arco". Questo nome non esiste.

Ti faccio allora un esempio molto buffo: supponi che il nome femminile di partenza sia proprio "fòrza", cioè l'equivalente di bìa. Di conseguenza avremmo che "fòrzo", cioè bìos, significa vita: "essi persero il fòrzo (il bìos)" = "essi persero la vita". Se poi sposti l'accento sull'ultima vocale ottieni il soprannome di arco, "forzò", ovvero "biòs". Quindi:

«Prendi il tuo forzò e difenditi, o perderai il fòrzo» [CARE: neologisms]
[«Take your bow and defend yourself, or you will lose your life»]

Che sia proprio così ce lo dice Eraclito stesso, con parole di chiarezza cristallina:

«Invero, dell'arco nome vita», «Un, to toxo onoma bìos»

Eraclito non ci gira intorno usando, tanto per dire, il verbo sembrare: "invero, dell'arco nome sembra vita". No, anzi, non usa nemmeno il verbo essere, non dice "dell'arco nome è vita", dice "dell'arco nome vita" e basta, segno che la differenza è zero: un tòxon, arco, viene anche chiamato "biòs/forzò", che poi è praticamente come dire "bìos/fòrzo", vita.

Lo spostamento dell'accento sull'ultima sillaba produce in greco lo stesso effetto che in italiano: le parole tronche trasmettono una sensazione di "urto", "staffilata" o "interruzione di suono", a volte suggerendo un eco. Penso che l'effetto creato dallo spostamento dell'accento sull'ultima sillaba sia stato proprio quello che causò da parte dei greci la derivazione diretta di tale soprannome dalla parola comune "bìos/vita".

Qui sta il bello delle lingue: la percezione profonda del senso e del suono, ottenuta a qualunque costo, anche a quello di creare neologismi e fregandosene della correttezza formale dell'espressione nella sua lingua d'arrivo. Il resto non vale nulla nei confronti del divertimento e dell'utilità che si ricava da tale percezione. Così mi fu insegnato e non ho mai avuto modo di dubitarne, né durante il liceo né dopo. A chi impara una lingua le traduzioni forbìte che, in ossequio alla grammatica, saltano il passaggio intermedio dell'espressione assolutamente aderente all'originale, non servono a niente, né le si possono trattenere a lungo nella memoria non possedendo esse fondamenta costruite sulla percezione del senso.

-

Penso che sarai già con un piede sulla linea di partenza, dunque desidero ora apertamente ringraziarti, affinchè il merito non passi sotto silenzio come quasi sempre accade, per la bìa e la fantasìa che hai messo dovunque nel tuo partecipare e nel regalarci costantemente nuovi spunti. Spero che riprenderemo a chiaccherare nel futuro.

Buon mare!
Quintus

-

Ron Weasley

Re: Real Time Italian Speech Encoding

Postby Ron Weasley » Mon Jul 29, 2013 5:54 pm

Grazie millllle Quintus^^ anche io ti ringrazio per avermi fatto conoscere un sacco di cose nuove : D (non ti preoccupare non lo abbandonerò il forum, dopo la vacanza riprendo a frequentarlo, e poi parto il 3 agosto)
Quintus wrote:La nostra antica lingua deriva dal latino, che ha avuto origine dagli idiomi delle regioni dell'Italia centrale emersi dalla preistoria (la quale finisce ufficialmente 10,000 anni prima di Cristo). Ma a partire dal'ottavo secolo A.C. il latino, ormai formatosi, entrò in contatto con il greco sia attraverso le colonie (ce n'erano molte anche nel Salento, dove stai per andare) sia attraverso la madre patria, e dal greco è stato grandemento influenzato. Gli antichi romani erano consapevoli di parlare una lingua che, seppur molto espressiva, era ben lontana dall'estrema raffinatezza di quella greca e se ne lasciavano conquistare volentieri, tanto che molti di essi studiavano il greco e lo parlavano proprio come noi facciamo con la nostra seconda lingua. E per loro non era per neppure tanto difficile come sembra a noi oggi. Ma non era finita lì: l'arte oratoria, inventata dai greci, che nel suo aspetto peggiore si potrebbe definire come l'arte di aver ragione anche quando si ha torto, ebbe a Roma un successo strepitoso, tanto che fiorirono scuole con maestri greci che ne insegnavano la tecnica vuoi in greco vuoi in latino. E naturalmente la retorica entrò poi nell'uso della pratica forense. Per non parlare poi, della letteratura e della filosofia dei greci. Dunque anche il greco fa parte della storia e dell'evoluzione della nostra lingua: basti pensare alle innumerevoli tracce rimaste prima nel latino e poi nell'italiano.
-


Già dai tempi antichi si aveva l'usanza di imparare le lingue anche solo per far sfoggio di cultura ^^ io non ho studiato nè latino nè greco, però lo sapevo che nel Sud Italia ai tempi dell'antica Roma si crearono delle colonie greche, però tuttavia non sapevo che le colonie abbiano influenzato i romani anche sulla lingua. Però se ci fai caso ci sono alcune parole la cui radice è universale in quasi tutto il mondo, per esempio: "infezione". In inglese "infection", in tedesco, in danese e in svedese "infektion", in norvegese "infeksjion", in indonesiano "infeksi", in lettone "infekcija" ecc, per non parlare delle lingue neolatine. In tutte queste lingue la parola inizia con "infe", quindi ha un'origine quasi universale (non so però se è latina propriamente detta o greca). Invece "influenza" si dice tale e quale all'italiano in inglese e in giapponese, cosa strana quest'ultima. Dell'articolo napoletano mi dispiace, non so dirti niente, per quanto io sia napoletano non ho mai parlato in questo dialetto, quindi lo conosco poco : (
Per quanto riguarda le lingue ho sentito che l'italiano è una delle poche lingue al mondo ad avere omonimi, infatti è noto che gli stranieri che cercano di impararla a volte si confondono dalla presenza di una parola che magari viene usata nel contesto che non viene contemplato da loro ^^
Uno dei libri che utilizza la situazione che dici (espressioni e giochi di parole) è Harry Potter, per esempio in "Harry Potter e l'Ordine della Fenice" Hermione, correggendo i compiti di Harry, gli dice nella versione italiana "Europa [il satellite] è coperta di ghiaccio, non di ghiaia", in realtà nell'originale diceva "... Ice, not mice", cioè "...Ghiaccio, non topi", e così si sarebbe perso tutto l'effetto del gioco di parole se avrebbero voluto tradurre alla lettera, allora hanno dovuto necessariamente modificarla, così avrebbero rispettato la grammatica ma non la parola originaria. Oppure, non mi ricordo in quale film, forse Frankestein, c'è questo discorso: "Werewolf? (Where wolf?)" "There!" cioè "dove lupo?" "Lì", cosa che in italiano era intraducibile, allora hanno deciso di cambiare il senso della frase, non mi ricordo come, però sono riuscite a rispettarne il senso però questo è avvenuto necessariamente a discapito della fedeltà^^.

User avatar
Quintus
Posts: 421
Joined: Thu Jun 30, 2011 8:22 am
Location: Florence, Italy

Re: Real Time Italian Speech Encoding

Postby Quintus » Thu Aug 01, 2013 12:13 am

Ron Weasley wrote:sapevo che nel Sud Italia ai tempi dell'antica Roma si crearono delle colonie greche, però tuttavia non sapevo che le colonie abbiano influenzato i romani anche sulla lingua.

Molte parole greche sono entrate nell'italiano saltando il latino: micro (micròs, piccolo), macro (macròs, lungo), mega (mègas, grande), etc. Ce ne sono un'infinità. Alcune erano presenti nel latino in due versioni, una latina pura, come sexangulum, che vuol dire esagono (cioè sei angoli) e l'altra, con lo stesso significato, hexagonum, copiata direttamente dal greco, da exa, sei e gonìa, angolo. Altre infine erano uguali sia nel latino che nel greco: io osservo è ego scopo in latino e egò skopèo in greco. Con qualche ora a disposizione se ne potrebbe trovare un bel numero partendo dalle parole italiane composte da due o tre parole greche e cercando sul dizionario latino-italiano se la corrispondenti parole componenti, individualmente considerate, esistevano in latino nella versione greca, come hexagonum.

Per esempio, cinemascope non lo puoi trovare in latino, ma la parola è chiaramente composta da cinema e scope. Cinema deriva dal greco kùnema (o kìnema, se vuoi: la "u" andrebbe pronunciata come la "u" dei francesi e quindi ha un suono tra una "u" e una "i") che significa movimento. In latino non c'è una parola con la stessa radice greca kùne (che invece in italiano ha avuto successo: cinema, cinematica, cinestesia). Mentre scopeo/scopere (osservo/osservare) esiste anche in latino, come detto sopra.

Comunque gli antichi romani andavano matti per il greco, perché era (ed ancora è) una lingua molto musicale e molto facile da pronunciarsi.

Riguardo a "infezione" il mio piccolo dizionario etimologico dice che è il nome esprimente l'azione del verbo "inficere" (= in + facere). "Inficere" significa "mescolare una cosa ad una altra in modo che la seconda prende la forza, il gusto o il colore della prima, e così, se non perde del tutto la sua natura, almeno la modifica" (Calonghi, It.-Lat.), perciò il suo significato primario è (a) "tingere/colorire", e per estensione (b) "macchiare/imbevere" e anche "avvelenare" o "inquinare":

(a) infecta conchylio lana = lana tinta di conchiglia, ovvero lana tinta col colore che si ricava dai molluschi, che è la porpora, lana tinta di porpora.

(b) nos umbris, deliciis, otio, languore animum infecimus (Cic.) = noi ci avvelenammo/infettammo l'anima di ombra (= dolci riposi), di delizie, d'ozio e d'indolenza.

Tuttavia, e questo non lo dico certo per suggerirti di studiare il latino, ma perché può essere un metodo redditizio nello studio di qualunque lingua, i romani non dicevano "tinta" né "avvelenammo". Essi usavano sempre lo stesso verbo "inficere", che, a seconda del contesto, assumeva sfumature diverse. Si potrebbe fare altrettanto in italiano rinunciando all'uso di verbi specifici? Siccome "inficere" = "in + facere" si potrebbe porre "infare" = "in + fare". "Infare" potrebbe non andar tanto bene, ma "fare in" potrebbe. Proviamoli entrambi:

(a) infecta conchylio lana = lana fatta in porpora (lana infatta di porpora)
(b) nos umbris, deliciis, otio, languore animum infecimus = noi ci facemmo l'anima di ombra, di delizie, d'ozio e d'indolenza (noi c'infacemmo l'anima di ombra,...)

Se dovessi fare una traduzione "ufficiale" userei "tinta" e "avvelenammo", ma se fosse ad uso e consumo di me stesso preferirei senz'altro la versione col "fare in" o "infare", in omaggio al metodo che impone di restare attaccati fino all'ultimo alla lingua di partenza, anche ai suoi suoni, se possibile, sia creando neologismi sia lasciando perdere del tutto grammatica e sintassi, purché il senso dell'espressione ottenuta sia chiaramente percepibile (e condivisibile).

Quindi un'infezione è un inquinamento di batteri che si mescolano al tessuto tentando di modificarne la natura, ma se uno mi dicesse che è un "infacimento" di batteri, in quanto a espressività mi potrebbe anche andar meglio. :)

Però se ci fai caso ci sono alcune parole la cui radice è universale in quasi tutto il mondo, per esempio: "infezione". In inglese "infection", in tedesco, in danese e in svedese "infektion", in norvegese "infeksjion", in indonesiano "infeksi", in lettone "infekcija" ecc, per non parlare delle lingue neolatine.

Qui a mio parere il discorso si fa difficilissimo:

<La lingua greca>
<I primordi>
<2.1 L'indoeuropeo>

Io tuttavia non credo che il latino "inficere" abbia potuto essere la causa della radice indonesiana "infek". Il termine latino ha probabilmente influenzato in passato molte lingue dell'Europa continentale, ma forse solo più recentemente è stato adottato anche altrove, per esempio in Indonesia, grazie a quel fenomeno per il quale i risultati delle scoperte scientifiche si diffondono rapidamente su tutto il globo e si tende a mantenerne la terminologìa originale. Potrebbe quindi darsi che l'indonesiano abbia da poco (intendo da non più d'un centinaio d'anni) assorbito il termine infection riadattandoselo un po'.

Del resto, se tra mille anni, in scritti in lingua italiana, trovassero "La nuova apparecchiatura è stata testata con successo" potrebbero pensare "ma allora to test esisteva anche nell'Italiano! Dev'esserci una radice comune" E invece non c'è una radice comune: è solo un caso d'adozione in età adulta.

Di traduzioni per i film basate sul riadattamento di giochi di parole e/o assonanze devono essercene davvero molte.
Anni fa trasmisero in televisione, e dunque in italiano, un vecchio film in bianco e nero intitolato Mr. Blandings Builds His Dream House[1], dove il signor Blandings era interpretato da Cary Grant e sua moglie dalla bravissima Myrna Loy.
Blandings, uno stimato professionista che lavora in uno studio dove si creano slogan pubblicitari per il lancio di prodotti commerciali, decide di cambiar casa e compra, facendo un cattivo affare, una casa di campagna da ristrutturare. Al termine del film lo ritroviamo senza soldi e, per di più, senza lavoro. Al ritorno dall'ufficio annuncia di essere stato licenziato per non esser stato in grado, completamente preso com'era dai problemi della casa nuova, di inventare in tempo utile uno slogan per il lancio di un prosciutto di marca Wham.

In quello stesso momento la governante di casa, del tutto ignara della questione, parlando con la moglie di Blandings se ne esce, forse per scherzo, forse per fare una battuta, con questa rima:

«Il prosciutto non mangiàm
se non è di marca Wham!»


Blandings, con una faccia stupefatta, capisce che quello è lo slogan che aveva inutilmente cercato per tutto il tempo. Naturalmente viene riassunto e tutto finisce bene.

Io però, nell'udire quella rima baciata dissi a me stesso "quanto mi piacerebbe sapere come fa in inglese un poema del genere!" :wink: :D
Ma il regista accontenta tutti: il film si chiude con l'immagine a tutto campo della pagina di un giornale dove lo slogan, ormai divenuto famoso, campeggia a caratteri cubitali:

«If you ain't eatin' WHAM
you ain't eatin' HAM!»


che dovrebbe essere un modo un po' familiare, accattivante, per:

«If you aren't eating WHAM
you aren't eating HAM!»


e che tradotto alla lettera sarebbe:

«Se non state mangiando WHAM
non state mangiando PROSCIUTTO!"

Che roba, eh? Sfido chiunque a far rimare Wham con prosciutto. Tra l'altro wham significa anche colpo, botta, sberla.[2]
Allora hanno trovato l'espediente del "mangiàm". Ma la frase italiana è un po' ambigua, o almeno a me suona così: "Il prosciutto non lo mangiamo (non lo vogliamo mangiare) se non è di marca Wham". Invece dovrebbe significare, come in inglese: "Se non è di marca Wham, quello che stiamo mangiando non è prosciutto".

Poveri traduttori, che mestieraccio!

Qui hai il film raccontato per immagini: <Mr. Blandings Builds His Dream House>
Verso la fine c'è la foto del giornale con su lo slogan.

-

L'altra sera, cercando una traduzione decente per la mia risposta al tuo Domo Arigatò, credo d'averla trovata in questo sito. Te lo passo perché sembra che ci siano molte risorse e collegamenti, ma il giapponese è fuori tiro per me. Vedi magari se ti può servire:

<Lingua giapponese>


Ciao,
Quintus

-
[1] Il titolo italiano è La casa dei nostri sogni

[2] Ovviamente la marca del prosciutto non può essere che "Botto", per suggerire che:
Il prosciutto di marca Botto
si scioglie in bocca e ti gusta un botto!
(Che grande schifezza! :D )
Ecco, me n'è venuta un'altra. Siccome wham significa anche sberla:
Quel che mangi non è una perla
se non è prosciutto Sberla!
Basta basta, vo a letto. Mi son disgustato.
Però...
Un prosciutto ch' è una perla
può esser sol prosciutto Sberla.
Mm. Vo davvero a letto.

Ron Weasley

Re: Real Time Italian Speech Encoding

Postby Ron Weasley » Fri Aug 02, 2013 8:24 pm

Grazie Quintus, il sito che mi hai linkato mi è molto utile! sono spiegate in maniera chiara e semplice le nozioni, posso studiare qualcosina anche da lì^^

Per le lingue però se in Asia stanno iniziando ad utilizzare le parole europee per una questione di convenienza, perchè non tutte le nazioni le adottano? Per esempio in giapponese infezione si dice Kansen, 感染 e non dovrebbe riadattarselo lui per prima visto che è il Paese più moderno dell'Asia?, per ragioni commerciali almeno i termini medici... invece l'indonesia che commercia poco con noi lo adotta, chissà...
comunque sia non è importante, da come si stanno mettendo le cose scommetto che tra qualche secolo l'inglese sarà la lingua universale e tutte le altre lingue scompariranno, me lo sento, è un peccato che si perderà questo multilinguismo : ( ho letto che già il 90% delle lingue esistenti oggi si estingueranno entro la fine di questo secolo, siccome il popolo che parla le lingue minoritarie stanno imparando le lingue più diffuse parlate nei Paesi a loro vicini purtroppo.

L'Italia si ruba le parole delle altre lingue ^^ però credo adesso stiano esagerando, stanno facendo entrare un sacco di inglesismi, come taggare, stoppare, linkare ecc, non ha più una vera e propria identità linguistica, vedo che nelle pubblicità dei gestori dei telefonini le promozioni si chiamano tutte in lingua inglese: "infinity", "all inclusive", "tim pack"... addirittura altre pubblicità sono interamente in inglese, non si degnano nemmeno di tradurle, come se tutti lo sapessero, l'inglese. posso capire una minima parte, ma ormai sembra che vogliono assorbire tutto, che sia proprio l'italiano una delle lingue destinate a scomparire da qui ad un secolo? : S

Vi saluto momentaneamente, domani finalmente parto nella tanto agognata Puglia, starò lì 15 giorni, ci sentiamo al mio ritorno ^^

User avatar
Itikar
Posts: 155
Joined: Sat Nov 03, 2012 2:44 pm
Location: Italia, Lombardia

Re: Real Time Italian Speech Encoding

Postby Itikar » Wed Aug 28, 2013 9:13 pm

Che poi non di rado quel che è bizzarro è che l'inglese lo storpiano pure in modi del tutto avulsi rispetto all'uso che ne fanno coloro che lo parlano come lingua madre. :roll:

In generale io tendo a diventare ogni giorno che passa sempre più insofferente a questo uso smodato dell'inglese in tutti i campi o, per meglio dire, a questa mortificazione dell'italiano.

Non ch'io abbia alcunché contro l'inglese, lingua che mi piace, mi è sempre piaciuta e continuerà a piacermi in futuro.
Quello che mi dà ai nervi è la bassa considerazione che gli italiani in questi ultimi tempi hanno della propria lingua al punto dal preferire parole forestiere che talvolta pregiudicano el tutto la reciproca comprensione al posto di chiare e belle parole che si usavano sin da quando si è nati.
A volte mi sento tanto vicino al bel personaggio del monco di Lepanto. :(

Ho notato comunque che non si tratta di un fenomeno solo italiano, ma e abbastanza comune in tutti i paesi che nell'ultimo secolo hanno perso una guerra contro gli Stati Uniti: Italia, Germania, Giappone, Russia...
Per esempio la Spagna e la Francia ne sono molto più immuni, mi pare.

­@Ron Weasley: secondo me può darsi che in giapponese sia stato tenuto il composto con pronuncia cinese per l'influsso, almeno storico al giorno d'oggi, della prestigiosa medicina cinese. L'Indonesia invece ebbe, come tanti altri paesi, la cattiva sorte di diventare una colonia europea perciò credo che abbiano avuto meno possibilità di scelta. :mrgreen:
I would be very grateful, if you could please correct my English.


Return to “Quattro chiacchiere”

Who is online

Users browsing this forum: No registered users and 2 guests